18/02/2014 - EIGE - Francesca Brezzi abstract ita

Francesca Brezzi Incontro EIGE 18-2-2014

 Ringraziamenti non formali ma autentici per questo incontro che io avverto come riconoscimento del percorso di crescita avvenuto  in questi anni  nell’Università e a  Roma Tre in particolare ,ma questo mi spinge a sottolineare subito  come in tale crescita l’Europa, in particolare l’Eige, abbiano avuto un ruolo propulsivo e di questo vi ringraziamo, e siamo contenti che si rafforzino le sinergie tra le nostre istituzioni (sinergie ultimamente confermate dal viaggio, nel giugno scorso, di una delegazione di studenti/esse e docenti a Vilnius per conoscere da vicino la vostra feconda  attività (per non parlare del mio onore di aver partecipato al First Women Inspiring europe Calendar -2011 ideato dalll’Eige.

            Non devo ricordare in questo contesto come il concetto di Pari Opportunità sia riconosciuto come principio fondamentale della democrazia, e del rispetto della persona, la cui promozione costituisce una delle priorità dell’Unione Europea sin dalla sua creazione, e uno dei principali obiettivi delle politiche della Commissione Europea, destinato a diventare una politica globale da applicare in ogni contesto. La strategia europea e l’EIGE ribadiscono “sempre” la necessità di adottare un approccio di mainstreaming in grado di assicurare che tutte le politiche tengano conto del loro impatto in termini di genere in fase di pianificazione ed attuazione e, conseguentemente, pone l’accento sulla necessità di attuare l’integrazione delle azioni a favore delle pari opportunità tra uomini e donne nei programmi nazionali e regionali con particolare attenzione alle pari opportunità nelle politiche di sviluppo economico e sociale.

Giustamente si ritiene che il gender gap in politica come in altri ambiti sociali ed economici deve essere inteso come un elemento di disparità, direi di discriminazione (alcune studiose lo hanno definito una forma di apartheid) ,  di conseguenza studiosi di diverse discipline sono  concordi nel ritenere che  la maturità di una società si misura  proprio dalla condizione delle donne(Amartya Sen, Martha Nussbaum).

Se questa è la cornice generale del nostro incontro, vorrei brevemente, piuttosto che presentare un elenco di iniziative(si vedano i fogli) riflettere su alcune caratteristiche  italiane del difficile, inquieto, fragile rapporto tra pari opportunità, WS/GS e Università(vasto soggetto, questione complessa problematica che chiama in causa molte sensibilità) e come l’Università stia rispondendo alle vostre linee guida, ai vostri stessi scopi.

 1) Innanzi tutto vorrei sottolineare come in questi anni ,grazie allo sforzo di elaborazione teorica e critica svolto da studiosi e studiose si sia realizzata un’evoluzione del  concetto di pari opportunità: lungi dal considerarla una espressione superata(di cui talvolta si fa un uso rituale  senza la precisa volontà politica di superare le  discriminazioni o le disuguaglianza reali che sussistono dietro questa facciata della parità (esempi vari relativamente alla bassa occupazione  femminile e bassissima presenza di donne in posizioni apicali), il concetto si è arricchito  e si volge non solo alla differenza di genere, ma anche alle differenze di cultura, di etnia, di lingua e di religione. E non è necessario sottolineare come questa attenzione sia ormai indispensabile in una società come la nostra sempre più multiculturale e multirazziale.Vorrei rilevare che a Roma  Tre, come nelle altre università  questo sia stato recepito concretamente, sostenuto e stimolato   con una serie di iniziative.

2) In secondo luogo come universitarie  dobbiamo chiederci: dopo  più di  sessanta anni dalla irruzione del femminismo quale è la collocazione oggi di questa riflessione nell’ambito disciplinare e  nell’Università? Ed  infine, quasi di conseguenza quale idea di Università, ma anche di cultura e di società può derivare da questa irruzione? Interrogativi che sono sicuramente insoliti per voi e per le colleghe straniere, ma esprimono “la imperfetta cittadinanza” delle studiose nel mondo accademico: la situazione universitaria italiana ignora ufficialmente tale ambito di ricerca, così fiorente nel mondo anglosassone, ma anche in Francia e Germania, nell’Europa tutta,  paesi nei quali,  come è noto gli studi sulle donne hanno conquistato dignità scientifica  e statuto ben definito, laddove in Italia sono pochissime le cattedre riconducibili agli Women's Studies, e tali argomenti sono trattati solo se inseriti in discipline tradizionali, legati al ‘momentaneo’ interesse del/della docente, sostanzialmente marginali o sommersi. E  solo in questi ultimi anni  si è avuto un certo incremento.

Situazione che personalmente esprimo con una domanda: fuori o dentro? Perché alle resistenze dell’accademia ha fatto riscontro, almeno nel passato, una riluttanza da parte di alcune studiose italiane, giustamente interessate a non omologare semplicemente queste  alle altre discipline in quanto le nostre  tematiche si presentano come progetto  critico e pensiero creativo : un progetto critico che decostruisce saperi millenari in cui la donna è assente,  un progetto creativo, che apre spazi alternativi all’autorappresentazione e autodeterminazione intellettuale delle donne. Fuori o dentro?  io richiamandomi alle mie  esperienza in questi anni a Roma Tre e nell’Osservatorio di Genere , ma  anche in ambito più ampio (master in Marocco) direi che siamo sulle frontiere, ma dalla riflessione su questo può derivare a mio parere  un’ idea di Università, ma anche di cultura e di società diversa. Esempio di quanto qui detto sono alcune delle nostre iniziative in questi anni(master, corsi, convegni di cui parlerà la collega) attività portante avanti da tante studiose giovani e meno giovani che qui ringrazio e che hanno reso Roma Tre un punto ineludibile nel panorama romano e nazionale per la trattazione e lo sviluppo di tali tematiche, 

Concludo sottolineando alcuni punti :

1) E’ importante che con la spinta di organismi Europei come l’Eige  nell’Università e nei suoi orizzonti formativi sia entrata la realtà e la cultura di genere, dal momento che  l’Università in certo senso  anticipa i bisogni di una nuova società,  ritengo pertanto che l’Università stessa  - come  istituzione culturale, preposta alla formazione – possa rispondere alle sollecitazioni  e agli indirizzi inaugurati in Europa ed anche nel nostro paese per adeguare le strutture pubbliche e i percorsi dell’istruzione  agli orientamenti comunitari.

2) ne deriva l’impegno a  costruire  nuove competenze e fondare nuove capacità, promuovendo una ridistribuzione equitativa di conoscenze, responsabilità decisionali, modelli organizzativi, strumenti per operare. Questo è tanto più urgente quanto più i dati ufficiali italiani indicano un'importante e costante crescita delle donne alla formazione superiore e alla cultura, segnalando da un lato la forte motivazione che sostiene le giovani, dall'altro un notevole ritardo nello sviluppo della loro carriera, con evidenti squilibri della loro rappresentanza ai livelli più alti . 

3)Attività di formazione quale si volge nell’Università  sta a significare la necessità di  sviluppare gli aspetti teorici del problematico rapporto fra eguaglianza e differenze. Le politiche di “gender maistreaming sono riconosciute come fattore qualitativo determinante per la modernizzazione e l'innovazione degli apparati produttivi, del mercato del lavoro, dei processi formativi e culturali e per conseguire maggiore partecipazione democratica e giusta integrazione sociale, pertanto  l’integrazione delle donne a tutti i livelli della vita politico istituzionale, economica sociale, scientifica e tecnologica  diventa una  risorsa imprescindibile .

4)   La scuola e l’ Università sono  luogo di incontro di generi e generazioni differenti, binomio che mi sta a cuore , in cui la  trasmissione del sapere e dei saperi deve passare attraverso il riconoscimento delle diversità rispetto ai modelli culturali, all’uso e alla definizione dei linguaggi.  In particolare è giunto il momento di focalizzare la differenza di genere, che  la riflessione femminile esprime, in quanto anche il sistema educativo deve dare  strumenti per leggere e leggersi nelle storie, nella continuità e nei cambiamenti delle culture, nella vicenda tormentata che ha portato le donne ad assumere la parola.  Gli intrecci plurimi tra i due sessi e le generazioni trovano la loro realizzazione piene  nella Scuola (intesa nel suo complesso), nel dialogo e nello scambio tra docenti donne e uomini adulti e ragazzi e ragazze, relazione da cui emergeranno significative percorsi di forte impatto educativo. Riteniamo che Roma Tre e il GIO  possano continuare ad essere luogo di incontro di generi e generazioni differenti,

  Possiamo costruire una Università  dove la differenza può essere occasione di crescita sia del pensiero che di un soggetto autonomo? E’ possibile gestire relazioni che partendo dalla parzialità fondino la possibilità di comprendere la molteplicità?  Superando gli spazi formalizzati è possibile promuovere una cultura del fare scuola come cura dei rapporti e come ascolto della differenza?

La mia risposta è positiva pensando proprio ai  valori educativi che il pensiero femminista propone, non solo, ma ritengo che, sottraendosi  alla commercializzazione della ricerca,  l’università  si possa presentare come laboratorio per rielaborare gli scopi e la funzione dell’alta formazione, quindi una riflessione critica sul soggetto conoscente e sul suo posto nel contesto istituzionale contemporaneo.

Ne può derivare un università come centro  di pensiero critico appunto, piuttosto che un università come trasmissione di  nozioni,  che non riconosce la soggettività del pensiero femminile;.

I nuovi soggetti femminili devono quindi, con capacità politica, affermare la piena cittadinanza delle donne all’interno della comunità universitaria, e quindi la capacità di gestire spazi decisionali, non come luoghi da occupare, ma luoghi reali e simbolici insieme di manifestazione di autorevolezza, non autoritarismo.

Concludendo ritengo che le politiche di genere per essere realmente efficaci necessitano, per loro stessa natura, di una cultura predisposta a recepirle. E’ essenziale, pertanto, che vengano accompagnate da azioni capillari di diffusione e di sensibilizzazione, (e qui la sinergia con EIge ci può aiutare) , per agire sul piano culturale (da qui l’importanza dell’università e delle sue best pratics ma anche:1)comprendere e agire politicamente, riflettere in altre parole sulla progettazione  e gestione di azioni e programmi di parità.

2) ridefinire piani di sviluppo delle risorse umane, secondo strategie di valorizzazione delle differenze, di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, di riequilibrio dei ruoli familiari di donne e uomini.

3)cioè non occupare solo i luoghi della politica, del lavoro, etc,  ma esserci diversamente, in maniera consapevole come donne, in quanto  se le donne sono entrate nell’agorà universitaria, se è stato finalmente riconosciuto il loro diritto di parola,  questa  deve essere parola diversa, parola  che dà senso alle pratiche

Ne può derivare un   diverso  modo di intendere l’Università, il cui  valore   risiede nell’essere il luogo della formazione della persona e  di significative sperimentazioni di vita collettiva.

Un altro genere di università: quell’università di cui parlaLe tre ghinee di Virginia Woolf ,  tra le righe  la scrittrice sogna una università dove i libri non siano legati con catene,  rifiuta una università imbalsamata fatta di biblioteche, cappelle e musei, e propugna una “scuola”  dove si impari a vivere, si insegni l'arte dei rapporti umani e la comprensione della mente,

E sarà questo anche  un modo diverso di ‘abitare il mondo’ .

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